13/02/2011

Sentirsi proiettati nel cielo

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"Può accadere che ci sentiamo proiettati nel Cielo quando meno ce lo aspettiamo. Ovviamente, desidereremmo rimanere lassù per sempre, ma questo non è possibile: tante cose ci tengono ancora legati al mondo che è in basso! Se il Cielo ci accorda questa grazia, è per farci avere il presentimento, l'intuizione di quello spazio di luce dove siamo destinati ad andare a vivere un giorno. Queste gioie improvvise, che a volte sentiamo, sono l'annuncio di una liberazione a venire. Quando gli alberi iniziano a perdere le foglie in autunno, sapete che l'inverno si avvicina; e in inverno, quando i bucaneve cominciano a sbocciare, sapete che annunciano l'arrivo della primavera. Anche nella vostra anima, come nella natura, appaiono
dei segni precursori, e voi dovete imparare a riconoscerli e a decifrarli. "
Omraam Mikhaël Aïvanhov

07:34 Scritto da: danidom in riflessioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: aivanhov, cielo, mondo, luce, uomo | OKNOtizie |  Facebook

12/02/2011

Ben Hur

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Una storia di ordinaria periferia, recita il sottotitolo di questa storia scritta da Gianni Clementi e sul palcoscenico del teatro Brancati di Catania; e infatti la vicenda si svolge in un sobborgo romano non meglio identificato in cui vivono due fratelli non più giovani che per “tirare a campà” si sono dovuti inventare due mestieri umilianti e poco redditizi: Sergio, ex stuntman a Cinecittà, fa il centurione al Colosseo con poco successo e Maria guadagna qualcosa facendo una chat erotica da casa mentre sbriga le faccende quotidiane.

Due “poveri diavoli”, dunque, la cui vita cambia totalmente con l’arrivo imprevisto, nella loro casa, di Milàn, un ingegnere bielorusso in cerca di fortuna in Italia e con tanta voglia di lavorare, che stravolgerà il loro tran tran quotidiano e che porterà la vicenda a un finale imprevisto.

E’ una storia di immigrazione e razzismo affrontata, però, in modo nuovo e brillante, con una grande semplicità e delicatezza di toni, che suscita nel pubblico un’ininterrotta ilarità ma anche momenti di riflessione partecipe e commossa.

Assolutamente straordinari tutti e tre i protagonisti, Nicola Pistoia, che è anche il regista, nel ruolo di Sergio anzi, alla romana, Sé, Paolo Triestino in quello di Milàn ed Elisabetta De Vito in quello di Maria; riescono a mantenere desta l’attenzione, senza mai un calo di tensione, e a provocare le risate per le quasi due ore di spettacolo in una sorta di tour de force, anche fisico, davvero da standing ovation. Vogliamo regalare una lode in più, e non ce ne vogliamo Nicola ed Elisabetta, a Paolo per la commozione che ci ha regalato con il suo “momento” alla chitarra in cui ha cantato e suonato con delicatezza e bravura.

Insomma uno spettacolo da non perdere anche per la finalità umanitaria dello stesso di cui ha parlato Paolo Triestino alla fine dei saluti e dei calorosissimi e ripetuti applausi del numeroso pubblico presente: sostenere un’associazione che aiuta i malati terminali di tumore.

11/02/2011

L’amore

 

 

"L'amore è quella capacità di staccarci da ciò che ci è più caro, per donarlo. Questa qualità, però, si manifesta raramente. Si vedono piuttosto esseri occupati a battersi non solo per conservare ciò che possiedono, ma anche per impadronirsi, se possono, di quello che appartiene ad altri. È forse ragionevole perdere tanto tempo ed energie quando ben presto si sarà costretti a lasciare tutto? Eh sì, un giorno la morte arriverà e l'uomo, che l'uomo lo voglia o no, in un attimo verrà spogliato di tutto. Perché non ha imparato a donare prima dell'ora della morte? In quell'istante, che gli piaccia o meno, dovrà abbandonare tutto. Gli resteranno solo la luce e la gioia che ha acquisito sapendo donare."

Omraam Mikhaël Aïvanhov

10/02/2011

Il Mago di Oz

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Lo ammetto: alla mia veneranda età riesco ancora a emozionarmi come i bambini e con i bambini, ho conservato e coltivo il mio animo bambino, una delle cose più preziose che abbia, che mi permette di vedere con occhi puri e vergini come i loro, appunto, e apprezzare la poesia e la fiaba di cui sono permeati alcuni eventi teatrali a cui ho l’onore e il piacere di essere iinvitata ome recensore…questo lungo incipit per raccontarvi, e gli aggettivi per una volta non mi sono sufficienti, la bellezza di “Il Mago di Oz” che è sul palcoscenico del teatro Turi Ferro di Acireale ogni mattina per le scolaresche.

Iniziamo dagli straordinari costumi e dalle poetiche scene di Salvo Manciagli, un nome ormai noto tra gli addetti ai lavori, per continuare con le perfette e divertenti coreografie di Rossella Madaudo, il sapiente trucco ad hoc di Francesco Russo e la regia di Carmelo Cannavò che è anche autore della riduzione e rielaborazione che ci è personalmente molto piaciuta soprattutto per il finale in cui la strega cattiva non muore come nella fiaba ma viene lavata e così purificata trasformandosi in una ragazza come Dorothy. Ma ci sono piaciute anche altre “idee” di Cannavò come quella di inserire momenti di quiz molto “televisivi” per mettere in luce il cervello di Spaventapasseri o quella di far parlare Straccio in puro dialetto siciliano o, ancora, quella di far diventare il Mago un imbonitore partenopeo straordinario. Anche le musiche scelte per la colonna sonora colorano ulteriormente di gioia questo spettacolo: oltre all’intramontabile “Over the rainbow” di Dorothy ascoltiamo “Contessa” di Ruggeri da Spaventapasseri, “Sex Bomb” quando arriva il Mago, “Easy” di Lionel Ritchie cantata da Uomo di Latta, “Serenata rap” di Jovanotti da Dorothy e, per concludere, una travolgente “Got to get into my life” di Earth, Wind and Fire cantata in italiano e ballata da tutto il cast.

E a questo punto una vera standing ovation meritano tutti i componenti del cast iniziando da una deliziosa e brava Dorothy che è Francesca Bella, il Leone codardo, nonché uno dei Ghiottoni, un bravissimo e divertente Nunzio Bonadonna, lo Spaventapasseri un dolcissimo e snodato Salvo Leotta, l’Uomo di Latta un delicato e timido Gabriele Mangion, il cane di Dorothy, Totò, un atletico Giuseppe Seminara, Strega dell’Ovest la brava Giuliana Camelia e Straccio, nonché anche Strega del nord, la simpatica e brava Lucia Sgnorelli e l’altro Ghiottone è la brava Renata Torre.

I numerosi bambini presenti con le loro insegnanti hanno seguito in rispettoso silenzio e con la giusta attenzione tutto lo spettacolo tanto da riuscire a interagire perfettamente con gli attori sul palco rispondendo alle loro domande: spegniamo le tv e portiamo i bambini a teatro!

La macchina del tempo esiste già

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Echi di Huxley e del suo “Brave new world”, di Orwell e del suo “1984”, di Bradbury e delle sue “Cronache marziane” e, tanto per gradire, anche di Asimov: tutto questo e molto altro si trova nel libro di Francesco Pomponio “La macchina del tempo esiste già” Diamond editrice 2010.

Ci è capitato di leggere questo delizioso libro che è una raccolta di ventitré racconti di varia lunghezza che hanno come denominatore comune il TEMPO nelle sue forme più varie, nelle sua accezioni più diverse e, come caratteristica predominante, l’essere assolutamente e splendidamente surreale tanto da lasciare spesso spiazzato il lettore che non si aspetta quel tipo di finale come per esempio, in “Tutti i libri di Socrate”, racconto a cui la sottoscritta dà dieci a lode, ponendolo sul primo gradino di quest’immaginaria classifica dove gli altri ventidue detengono ex aequo il secondo posto.

Altro elemento che pervade tutti i racconti è la delicatezza delle descrizioni sia psicologiche che ambientali come in “Fuori stagione” e una vena di romanticismo che contrasta, secondo noi in modo perfetto, con l’aridità e la freddezza della tecnologia immaginata dall’autore.

La raccolta è strutturalmente divisa in due parti, la prima con storie che accadono sulla Terra, sempre con finali surreali, e la seconda con quelle che hanno luogo su un altro pianeta del sistema solare, che non viene mai nominato e su cui si trasferiscono alcuni abitanti, storie che iniziano con “L’ultima luce della Terra” che fa quasi, anche numericamente, da spartiacque perché è il dodicesimo, posizionato esattamente tra i primi e i secondi undici racconti.

I nostri complimenti vanno quindi all’autore sia per l’argomento scelto che per la fantasia con cui l’ha trattato oltre che per le modalità stilistiche da lui adottate.

08/02/2011

"Rendimi altare" di Angela Ragusa - LietoColle edizioni

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Lo scorso 6 febbraio in una sala gremita di spettatori presso il Sirius Club di Montesarchio (BN) è stato presentato il libro “Rendimi altare “ di Angela Ragusa, una silloge poetica edita da Lieto Colle, casa editrice comasca che opera da 25 anni esclusivamente nel campo della poesia e che annovera, tra i suoi 700 autori in catalogo, nomi come quello Alda Merini.
L’autrice, di origini siciliane, vive ormai da 25 anni in terra caudina dove, a suo dire, si è integrata anche grazie all’aiuto della poesia. La nostalgia della sua terra, infatti, l’ha condotta spesso a scrivere intingendo “la sua penna” nei ricordi della fanciullezza mescolandoli poi a quelli più recenti della sua vita da “emigrata”. Attiva da oltre 15 anni nel campo culturale Angela Ragusa ha ricevuto continue segnalazioni per la sua scrittura classificandosi sempre nelle migliori posizioni ai vari concorsi letterari nazionali e internazionali ai quali ha partecipato tra cui il primo premio ricevuto nel 2010 al premio internazionale d’arte Europclub a Taormina.

”Rendimi altare”, come opera prima, racchiude infatti tra le righe il bisogno di un “nostos” , di un ritorno non tanto a luoghi materiali ma più propriamente a luoghi interiori, quelli dell’anima, dove l’io narrante trova la libertà di essere e di tramutarsi poi in parola scritta; parola scritta che nel momento in cui viene poi “contenuta” in un libro diventa parola letta, interiorizzata e, soprattutto, criticata dal lettore che ne fruisce le emozioni, i significati nascosti appropriandosene come se fosse lui stesso ad avere scritto il libro.
Alla serata, patrocinata dal comune di Montesarchio e introdotta dalla giornalista Flavia Mataluni, sono intervenuti il vicesindaco, ing. Cecere, l’assessore alla cultura, prof. Antonio Tinessa, la prof Anita Parrella e la poetessa Rita Pacilio che, in un susseguirsi di commenti, hanno messo in risalto il significato della poesia come un antidoto al disperdersi dei sentimenti nell’epoca della globalizzazione. Piccolo intervento scherzoso del sen. Cosimo Izzo, presente in sala e invitato dall’autrice a ricordare qualche verso, che si è complimentato con la stessa. E tra un gioco di luci soffuse e di melodie delicate di arpa irlandesi eseguite dalla giovane musicista Anna Cefalo le poesie di Angela Ragusa hanno preso vita attraverso la voce recitante di Peppe Barile, attore dall’intenso curriculum artistico, creando un‘atmosfera rarefatta e suggestiva che ha coinvolto ed emozionato la platea. Un video conclusivo, realizzato da Alessandro Odierna, dove le immagini da lui realizzate si mescolano a frasi delle poesie di Angela, ha chiuso la manifestazione tra gli applausi scroscianti del numeroso pubblico presente. Visibilmente commossa l’autrice ha ringraziato tutti e, naturalmente, anche il proprietario del Sirius Club, Lino Carbone, che ha messo a disposizione i locali offrendo in tal modo la location giusta a un evento culturale di tale spessore.

07/02/2011

“Sul filo sottile del desiderio” di Nadia Turriziani – Diamond editrice 2010

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Non è facile scrivere un racconto erotico, soprattutto, poi, se l’autore è una donna…ne sapeva qualcosa la grande Anais Nin, l’antesignana, la prima vera grande scrittrice erotica (dalla quale hanno poi preso spunto tutte quelle che, dopo di lei, si sono impegnate in questo filone narrativo), quando le fu proposto dal marito, Henry Miller, di scrivere, al posto suo, quello che poi sarebbe diventato “Il delta di Venere”. Le difficoltà sono molteplici, due tra tutte: quella di non scadere nella volgarità, nella pornografia, e quella di saper utilizzare, allo stesso tempo, una scrittura e delle descrizioni che siano sottilmente provocanti nel loro erotismo.

Nadia Turriziani, autrice di “Sul file sottile del desiderio”, ottempera, secondo il nostro personalissimo giudizio, alla prima delle due caratteristiche: nelle sue descrizioni sessuali non è mai volgare, non trascende mai nel porno ma, allo stesso tempo, esagera (e questo è, secondo noi, il suo limite) con la quantità di questi “incontri ravvicinati” talmente tanto da non essere più eroticamente attraente, da perdere quel pathos di novità, di empatia erotica che può nascere dalle varie situazioni sessuali quando siano accuratamente centellinate, dosate.

Un vero peccato perché la trama immaginata dall’autrice ha degli spunti interessanti sia per le storie che vi si intrecciano (madre adottiva e madre naturale, amante, figlie, ecc) sia per le descrizioni dei luoghi in cui avvengono questi incontri (qui la fantasia dell’autrice si scatena al suo meglio, dal mare al prato, da Parigi a Roma, dalla scrivania alla cabina, ecc) che per l’intrecciare capitoli con le situazioni attuali a quelli con flashbacks del passato della protagonista narratrice, Barbara, la quale vive tre grandi amori: quello per l’amatissimo padre, quello per il marito Stefano, molto più anziano di lei, e quello, finale, con un giovanissimo ragazzo, Marco.